Parmaoggi - martedì, 14 febbraio 2012
Partiti Spa, ai confini dell'impero
Il tesoriere di un partito che non c'è più è stato cacciato per ristabilire le regole e l'onore di quello che ne ha raccolto l'eredità. Ma con i maneggi di Luigi Lusi si è scoperto che intorno ai rimborsi elettorali di soldi ne girano parecchio. Solo che si tengono lontani dalle sedi dove si lavora a distribuire tessere e allestire seggi. A livello locale arrivano solo le briciole, è questa la litania che si raccoglie bazzicando in casa Pd e Pdl, passando per la Lega all'Idv. Un piagnisteo corale. Ad eccezione dei nipotini della rivoluzione proletaria che, a dispetto degli antichi convincimenti, possiedono immobili: la sede del Pd di via Treves, alcune sezioni in provincia, una manciata di appartamenti affittati a equo canone e una villa a San Polo di Torrile. Eredità dei tempi d'oro, quando i compagni, armati di calce e cazzuola, costruivano le case del popolo. E cementavano i debiti. Il partito di Rutelli risultava invece nullatenente, almeno sulla piazza di Parma.
«E' una vergogna – sbotta l'ex segretario locale Marino Giubellini – io avevo votato contro il finanziamento pubblico ai partiti e invece con i rimborsi è stata raggirata la volontà popolare». Anche il sistema messo in piedi è anomalo: «Il diritto a incassare matura subito per tutti i 5 anni e vale anche se la legislatura non arriva a scadenza. Solo che le risorse rimangono a Roma. Molte volte mi sono ritrovato a dover pagare l'affitto della nostra sede – e non sono stato il solo – perché il partito non aveva un euro in cassa». E sì che gli eletti versavano il loro bravo obolo. «Il 20% sull'indennità quando ero assessore provinciale l'ho sempre assicurato – continua Giubellini che aveva delega alla scuola -. Ma anche Pagliari, la Soliani e Ferrari hanno sempre aiutato la povera Margherita che poteva contare su tessere da 20 euro, sufficienti per stampare qualche volantino».
«E' una vergogna – sbotta l'ex segretario locale Marino Giubellini – io avevo votato contro il finanziamento pubblico ai partiti e invece con i rimborsi è stata raggirata la volontà popolare». Anche il sistema messo in piedi è anomalo: «Il diritto a incassare matura subito per tutti i 5 anni e vale anche se la legislatura non arriva a scadenza. Solo che le risorse rimangono a Roma. Molte volte mi sono ritrovato a dover pagare l'affitto della nostra sede – e non sono stato il solo – perché il partito non aveva un euro in cassa». E sì che gli eletti versavano il loro bravo obolo. «Il 20% sull'indennità quando ero assessore provinciale l'ho sempre assicurato – continua Giubellini che aveva delega alla scuola -. Ma anche Pagliari, la Soliani e Ferrari hanno sempre aiutato la povera Margherita che poteva contare su tessere da 20 euro, sufficienti per stampare qualche volantino».
No tengo dinero. Cosicché la Margherita spa non portò alcuna dote al costruendo Pd, tant'è che questi partì ex nuovo, senza mischiare il grano e loglio. Perché i compagni, loro sì, che avevano spalle robuste con proprietà confluite nella Miac srl e nella Fondazione Ds che gestisce le sedi del partito e gliele affitta seppur a poco prezzo. Venti in provincia (da Fidenza a Salso fino a Soragna e Roccabianca passando per Sorbolo e Colorno con l'en plein dei paesi della pedemontana) a cui si aggiungono le sette in città tra cui quella di via Treves affittata anche al circolo Arci del primo piano che garantisce l'unica vera entrata di una voce che non supera i 20mila euro all'anno. Più florido il bilancio della Miac che può fregiarsi di una villa antica a Torrile occupata dal circolo del di Bersani a livello locale? Per il nazionale abbiamo capito, per lui come per gli altri, pingui rimborsi elettorali che equivalgono ad un euro abbondante a voto. Per cinque anni. Regga o crolli il governo, cinque anni sono. Ma quelle risorse rimangono a Roma. Parma, invece, può contare su una paghetta da Bologna. Dei 3,2 milioni di rimborsi ottenuti dai partiti per le elezioni regionali del 2010, ogni anno per 5 anni, più di un terzo va la Pd che, a sua volta, ne destina circa 650mila alle sedi provinciali, in base ai voti. «A Parma significa circa 50mila euro», dichiara il tesoriere Massimo Gnudi spiegando il regolamento del Pd. Il resto è appannaggio del partito regionale. Oltre ai rimborsi sono gli eletti che devono metter mano al portafoglio versando il 10% dell'indennità netta di carica. Anche in questo caso secondo una classificazione gerarchica: deputati e senatori al partito nazionale; consiglieri e assessori di via Aldo Moro alimentano il regionale, mentre i sindaci della provincia oltre agli eletti nel parlamentino di piazzale della Pace versano, loro sì, sul conto corrente parmigiano di via Treves che può contare anche sulle tessere degli iscritti, tessere comunque distribuite a prezzi popolari. «Lasciamo libertà ai circoli di decidere – spiega Faliero Zambelli, l'uomo delle primarie che si occupa anche di conti – mentre per il contributo abbiamo esentato i consiglieri con il gettone più basso». A caccia di soldi ma non esattori delle imposte. Anche perché, nel panorama locale, quanto a beni e proprietà, possono considerarsi dei signori Pd anche se ha sul groppone il mutuo per il terreno di Ravadese dove si tiene l'annuale festa provinciale.
«Ancora per 22 anni – spiega Valerio Bersiga tesoriere storico dei Ds che ha ereditato la gestione di Miac e Fondazione – ma io più che soldi da imboscare o debiti da pagare. La società dei Ds ha un bilancio di 70mila euro, la Fondazione di 120 mila. Con queste cifre vado poco lontano».
Ex comunisti immobiliaristi Ma Bersiga non si lamenta. «Nel tempo il patrimonio si è ridotto. Le sedi più prestigiose le comperò in blocco il proprietario di Libero, Angelucci, attraverso la Tosinvest, compreso il bunker di via Pellico che pagò più di 3 miliardi di vecchie lire ma che oggi è ancora abbandonato. Come tanti erano gli immobili costruiti dai compagni per il partito. Oggi tuttavia possiamo contare su una palazzina a Felino con un bar, un negozio e un appartamento in affitto più altre abitazioni: a Ravadese, a Fidenza, due a Gaiano, un circolo Arci in via Solari. Non una gran rendita anche perché affittiamo tra i 70 e i 300 euro al mese. Poi c'è la partita Ds che sto cercando di liquidare vendendo la sede di Sala Baganza, un terreno edificabile a Fontevivo già urbanizzato e una piccola proprietà a Solignano». Pd, Parma la ricca Insomma gli unici immobiliaristi risultano essere i vecchi comunisti.
«Ancora per 22 anni – spiega Valerio Bersiga tesoriere storico dei Ds che ha ereditato la gestione di Miac e Fondazione – ma io più che soldi da imboscare o debiti da pagare. La società dei Ds ha un bilancio di 70mila euro, la Fondazione di 120 mila. Con queste cifre vado poco lontano».
Ex comunisti immobiliaristi Ma Bersiga non si lamenta. «Nel tempo il patrimonio si è ridotto. Le sedi più prestigiose le comperò in blocco il proprietario di Libero, Angelucci, attraverso la Tosinvest, compreso il bunker di via Pellico che pagò più di 3 miliardi di vecchie lire ma che oggi è ancora abbandonato. Come tanti erano gli immobili costruiti dai compagni per il partito. Oggi tuttavia possiamo contare su una palazzina a Felino con un bar, un negozio e un appartamento in affitto più altre abitazioni: a Ravadese, a Fidenza, due a Gaiano, un circolo Arci in via Solari. Non una gran rendita anche perché affittiamo tra i 70 e i 300 euro al mese. Poi c'è la partita Ds che sto cercando di liquidare vendendo la sede di Sala Baganza, un terreno edificabile a Fontevivo già urbanizzato e una piccola proprietà a Solignano». Pd, Parma la ricca Insomma gli unici immobiliaristi risultano essere i vecchi comunisti.
Ma come si mantiene il patito di Bersani a livello locale? Per il nazionale abbiamo capito, per lui come per gli altri, pingui rimborsi elettorali che equivalgono ad un euro abbondante a voto. Per cinque anni. Regga o crolli il governo, cinque anni sono. Ma quelle risorse rimangono a Roma. Parma, invece, può contare su una paghetta da Bologna. Dei 3,2 milioni di rimborsi ottenuti dai partiti per le elezioni regionali del 2010, ogni anno per 5 anni, più di un terzo va la Pd che, a sua volta, ne destina circa 650mila alle sedi provinciali, in base ai voti. «A Parma significa circa 50mila euro», dichiara il tesoriere Massimo Gnudi spiegando il regolamento del Pd. Il resto è appannaggio del partito regionale. Oltre ai rimborsi sono gli eletti che devono metter mano al portafoglio versando il 10% dell'indennità netta di carica. Anche in questo caso secondo una classificazione gerarchica: deputati e senatori al partito nazionale; consiglieri e assessori di via Aldo Moro alimentano il regionale, mentre i sindaci della provincia oltre agli eletti nel parlamentino di piazzale della Pace versano, loro sì, sul conto corrente parmigiano di via Treves che può contare anche sulle tessere degli iscritti, tessere comunque distribuite a prezzi popolari. «Lasciamo libertà ai circoli di decidere – spiega Faliero Zambelli, l'uomo delle primarie che si occupa anche di conti – mentre per il contributo abbiamo esentato i consiglieri con il gettone più basso». A caccia di soldi ma non esattori delle imposte. Anche perché, nel panorama locale, quanto a beni e proprietà, possono considerarsi dei signori. (di Valentina Zinelli)
Centro agroalimentare e logistica,
il Pdl attacca Bernazzoli
"Il Presidente di STT Massimo Varazzani ha deciso di non versare i 2,5 milioni di euro che spettavano al Centro agroalimentare e logistica (CAAL) di Parma, in base a rogiti per cessioni di quote societarie, creando pesanti difficoltà di liquidità che hanno costretto il CAAL a non pagare i fornitori. La decisione di Varazzani appare incomprensibile, dato che il CAAL ha un patrimonio di oltre 23 milioni di euro, sufficienti, quindi, a garantire i debiti. La Regione Emilia-Romagna, che è socia di CAAL al 10%, ha chiesto, dopo la decisione di Varazzani, la convocazione di un'Assemblea dei soci per decidere la liquidazione del CAAL e tale richiesta è stata immediatamente avallata dalla Provincia di Parma, socio al 1%, a dimostrazione di quanto in concreto il Presidente Bernazzoli, assecondando la svendita del CAAL a Bologna o a Reggio Emilia, sia più incline ad accondiscendere ai voleri della Regione e dei vertici del proprio partito che a tutelare le strutture della nostra città. A quel punto, però, il Consiglio d'Amministrazione del CAAL ha contestato la richiesta della Regione, nella consapevolezza della forte patrimonializzazione della Società e dell'eccellente servizio di logistica ecologica svolto, sempre più apprezzato a livello locale e con riconoscimenti anche a livello europeo, e Annamaria Cancellieri, allora Commissario del Comune di Parma, ente che detiene il 55% delle azioni del CAAL, ha condiviso la posizione del CdA del CAAL.
Peccato, però, che il suo successore alla carica di Commissario del Comune, Mario Ciclosi, abbia cambiato le carte in tavola, nominando ai vertici delle partecipate del Comune professionisti avulsi dalla realtà di Parma e facenti tutti riferimento a realtà amministrate dal PD e dalla sinistra come Bologna, Modena e Reggio Emilia. Grazie all'intervento di Ciclosi, l'Assemblea dei soci del CAAL ha designato, quale membro del Cda destinato a seguire l'operazione di ristrutturazione del debito, il Presidente del Mercato ortofrutticolo di Reggio Emilia, in probabile conflitto di interessi visto che la società che presiede opera nello stesso settore di CAAL.
Considerato che in Emilia-Romagna ci sono tre centri agroalimentari, quello di Bologna, quello di Rimini e quello di Parma, e che mentre i primi due si reggono finanziariamente solo grazie a contributi della Regione, quello di Parma, fino a quando oscure manovre l'hanno messo in difficoltà, si è retto con risorse proprie, abbiamo presentato un'interrogazione. Abbiamo chiesto al Presidente Bernazzoli e alla Giunta provinciale se l'obiettivo della proposta di liquidazione avallata dalla Provincia sia finalizzata a consentire alla Regione l'acquisto per pochi euro delle quote di maggioranza del CAAL, utilizzando il cospicuo patrimonio del medesimo per costituire una società regionale di gestione dei centri agroalimentari con sede a Bologna o a Reggio Emilia. Abbiamo chiesto, infine, se detta società regionale, come molti paventano, sarà appaltata dall'Amministrazione provinciale, dal Commissario Ciclosi, con i suoi consulenti, e dalla Regione alla gestione del mondo cooperativo, con grave perdita per il nostro territorio provinciale a favore di altre realtà regionali".
http://www.gazzettadiparma.it/
Teatro Regio, Caselli: "Positivo il contributo di Rolli e Pertusi"
L'ex Consigliere Comunale del Pd di Parma Matteo Caselli interviene sul dibattito che riguarda la riorganizzazione futura del Teatro Regio.
" In questi giorni è ripreso il dibattito sul futuro del teatro Regio di Parma. Un dibattito che per molto tempo noi abbiamo fortemente caldeggiato. Grazie alle proposte lanciate al direttore d'orchestra Sebastiano Rolli e dal basso Michele Pertusi, finalmente Parma ha ricominciato a discutere di una delle sue istituzioni culturali più importanti. Per troppo tempo, per una tendenza alla grandeur autocelebrativa che abbiamo più volte criticato, si sono tacciate tutte le voci critiche e si è soffocato un salutare dibattito. Per questo vogliamo ringraziare i due protagonisti delle proposte, le quali saranno sicuramente prese in considerazione nella futura predisposizione delle proposte del Pd sul tema, insieme alle tante personalità che in questi mesi hanno discusso e si sono confrontati con noi. Pensiamo però siano davvero paradossali le dichiarazioni del candidato Sindaco Roberto Ghiretti, il quale, applaudendo l'intervento dei due musicisti, valuta positivamente una proposta che si differenzia completamente dall'approccio seguito dall'attuale management della Fondazione. Un gruppo dirigente voluto e sostenuto dalla Giunta Comunale in cui lo stesso Ghiretti ha seduto per mesi. Se Ghiretti aveva queste convinzioni, perchè non le ha espresse nella Giunta comunale e al Sindaco (nonchè Presidente della Fondazione Teatro Regio) che lo ha nominato? Adesso, è molto facile. O come si dice a Parma, "sono buoni tutti". Noi, invece, abbiamo detto con coerenza durante lo scorso mandato amministrativo le stesse cose che diciamo oggi: urge aprire una fase nuova al Teatro Regio, sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista gestionale. Ci sarebbe piaciuto che chi ne aveva le possibilità, come Ghiretti, da Assessore del Comune di Parma, nel passato avesse espresso le stesse critiche che abbiamo espresso noi; forse, così, non saremmo nella situazione in cui ci troviamo. "
" In questi giorni è ripreso il dibattito sul futuro del teatro Regio di Parma. Un dibattito che per molto tempo noi abbiamo fortemente caldeggiato. Grazie alle proposte lanciate al direttore d'orchestra Sebastiano Rolli e dal basso Michele Pertusi, finalmente Parma ha ricominciato a discutere di una delle sue istituzioni culturali più importanti. Per troppo tempo, per una tendenza alla grandeur autocelebrativa che abbiamo più volte criticato, si sono tacciate tutte le voci critiche e si è soffocato un salutare dibattito. Per questo vogliamo ringraziare i due protagonisti delle proposte, le quali saranno sicuramente prese in considerazione nella futura predisposizione delle proposte del Pd sul tema, insieme alle tante personalità che in questi mesi hanno discusso e si sono confrontati con noi. Pensiamo però siano davvero paradossali le dichiarazioni del candidato Sindaco Roberto Ghiretti, il quale, applaudendo l'intervento dei due musicisti, valuta positivamente una proposta che si differenzia completamente dall'approccio seguito dall'attuale management della Fondazione. Un gruppo dirigente voluto e sostenuto dalla Giunta Comunale in cui lo stesso Ghiretti ha seduto per mesi. Se Ghiretti aveva queste convinzioni, perchè non le ha espresse nella Giunta comunale e al Sindaco (nonchè Presidente della Fondazione Teatro Regio) che lo ha nominato? Adesso, è molto facile. O come si dice a Parma, "sono buoni tutti". Noi, invece, abbiamo detto con coerenza durante lo scorso mandato amministrativo le stesse cose che diciamo oggi: urge aprire una fase nuova al Teatro Regio, sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista gestionale. Ci sarebbe piaciuto che chi ne aveva le possibilità, come Ghiretti, da Assessore del Comune di Parma, nel passato avesse espresso le stesse critiche che abbiamo espresso noi; forse, così, non saremmo nella situazione in cui ci troviamo. "
Parmanews24
I Grillini: "Bernazzoli, membro del cda del Regio, non ha mai operato per i problemi del Teatro"
Posted: Tue, 14 Feb 2012 08:19:00 +0000
In vista delle prossime amministrative stiamo guardando ai bilanci della partecipate dal comune di Parma. In questa occasione siamo andati a vedere cosa ci dice il bilancio della Fondazione del Teatro Regio. Partiamo da una visione generale, la Fondazione Teatro Regio ha lo scopo di promuovere l'arte e la cultura teatrale, musicale, di danza e dello spettacolo. Quindi il "core business" è fare e promuovere lo spettacolo e formare del personale adatto a tale scopo. Qui iniziano le prime incongruenze: come fa una Fondazione che ha in se questo core business a esternalizzare l'orchestra sinfonica? Si perché si è pensato bene di rivolgersi ad un'orchestra esterna, ed affidarle a titolo gratuito il nome Orchestra del Teatro Regio di Parma. Non avrebbe avuto più senso costituire l'orchestra all'interno della Fondazione? Probabilmente i costi esorbitanti del personale lo sconsigliavano. Il personale costa infatti 3milioni e 600mila euro circa, di cui 1,5 milioni a tempo indeterminato. Ci piacerebbe molto sapere quanti operai, tecnici audio e delle luci, sarti, macchinisti ecc. rientrano in questo gruppo, e quanti siano impiegati amministrativi. Il segretario generale riceve un compenso di 132mila euro, ed un sovraintendente che tra compensi ed oneri costa oltre i 260mila euro. Il dubbio che ci siano state delle assunzioni clientelari è lecito, e questi costi amministrativi non finiscono in quanto si spendono 70mila euro per l'elaborazione delle buste paghe (ma quanti sono?) e 36mila euro per consulenze amministrative e di controllo. Lo stesso commissario Ciclosi afferma in un'intervista "Quanto all'aspetto amministrativo serve una razionalizzazione: lì ci sono un direttore artistico e un direttore amministrativo che neppure si parlano e che non si capisce bene cosa facciano." Il comune ha quindi gestito malissimo questa risorsa della città, e la provincia?Risulta che la provincia di Parma abbia ridotto gli stanziamenti alla fondazione, e per questo motivo ne sia stata estromessa dalla qualità di socio. Bernazzoli figura ancora nel CDA della Fondazione Teatro Regio, anche se a noi risulta che non vi abbia mai preso parte. Vorremmo proprio vedere con quale faccia si presenterà, se lo farà, alle maestranze che temono per il loro futuro. Penserà di risolvere tutto da "domani"? Quando fino ad oggi nulla ha fatto in questo senso? Per concludere ricorderei la Regione Emilia Romagna che è riuscita a stanziare 5milioni di euro per la Toscanini, 400mila euro per il Teatro Due, e solo 25mila euro per la Fondazione Teatro Regio. Insomma, i vari Garbi, Ferrari, Meo, Corradi e Villani hanno ottenuto ben poco, probabilmente in altre faccende affaccendati.
Marco Vagnozzi Movimento 5 Stelle Parma
PARMASERA
Anche gli indignati di Parma Bene Comune sfilano contro l'inceneritore
13 febbraio 2012
Per le imminenti elezioni amministrative, ufficialmente, i no termo non appoggiano nessuno. Almeno in via ufficiale. Tuttavia, quello dell'inceneritore si sta rivelando sempre più come uno dei temi centrali della campagna. Stavolta, a sposare le ragioni del Gcr è Parma Bene Comune: i protagonisti della protesta anti Vignali in piazza Garibaldi, che come candidato sindaco hanno da poco presentato Roberta Roberti. Anche gli indignati annunciano la propria presenza alla manifestazione anti termo promossa per il 14 aprile prossimo.
L'INTERVENTO DI PARMA BENE COMUNE
"La biosfera, lo strato di aria che ricopre il pianeta e permette il diffondersi della vita, è la casa degli esseri viventi, dell'umanità: è la nostra casa. La biosfera è dunque un bene comune, di cui tutti dovremmo avere cura. Purtroppo la biosfera della valle Padana è tra le più inquinate del mondo, e la più inquinata d'Europa. E Parma, avendo la peggiore biosfera dell'Emilia Romagna, è dunque tra le città più inquinate d'Europa.
Dall'inizio del 2012 a Parma abbiamo già sforato per ben 39 volte i limiti di 50 mg per m3 di PM10 consentiti dalla normativa europea. Nonostante ciò, in questa zona i nostri amministratori (Comune e Provincia) hanno pensato di costruire un inceneritore che brucerà 130.000 tonnellate di rifiuti all'anno, andando così a deprimere ulteriormente una biosfera tanto malata. Così facendo, si andrà a intaccare inesorabilmente un altro bene comune: la salute dei cittadini.
Ci hanno rassicurato con tutti i mezzi, dicendo che sarà un impianto di ultima generazione, o addirittura, come è arrivata ad affermare Cristina Sassi, già assessore all'ambiente del Comune di Parma, che "inquinerà meno di una grigliata…". Eppure, vediamo continuamente chiudere inceneritori in tutta Italia (Reggio Emilia, Scarpino, Marina di Pietrasanta, ecc.), spesso perché si riscontrano gravi danni alla salute dei cittadini.
A Montale, per esempio, nel 2011 è stata trovata diossina nel latte materno di due donne residenti nei pressi dell'inceneritore, anch'esso poi chiuso. La pratica dell'incenerimento, ormai obsoleta, sempre più viene dismessa, per utilizzare metodi di trattamento a freddo, sicuramente meno impattanti e decisamente più vantaggiosi economicamente per la comunità.
Sempre più le amministrazioni virtuose in tutta Italia si attivano per realizzare il trattamento dei rifiuti senza l'uso della combustione: da Vedelago alla Sicilia, da Ponte delle Alpi alla Sardegna. "Parma è l'ultimo posto al mondo dove costruire un inceneritore", dice Paul Connett, consulente dell'ONU per la gestione dei rifiuti, candidato al Nobel per la chimica.
Straordinaria è stata l'opera di informazione operata dall'Associazione GCR (Gestione Corretta Rifiuti), che in questi anni ha organizzato senza tregua convegni di altissimo livello, in cui scienziati di fama mondiale (Belpomme, Tamino, ecc.) hanno denunciato gli inceneritori come un "disastro umanitario". Eppure gli amministratori di Parma, sordi a tante voci autorevoli, hanno continuato imperterriti nella realizzazione del progetto di incenerire i rifiuti presentato da IREN SpA. Già, SpA. Ma qual è lo scopo di una Società per Azioni? È quello di produrre profitti.
E perché IREN si batte con tanto impegno per realizzare questo impianto, considerato impianto insalubre di classe 1, cioè il più pericoloso per la salute? Ovviamente per adempiere allo scopo societario: realizzare profitti. Il trattamento dei rifiuti tramite incenerimento è un business molto redditizio. Infatti la società che gestisce un forno:
1. incassa la tariffa dei rifiuti
2. incassa i contributi pubblici dei "Certificati Verdi" (ex CIP6)
3. vende il teleriscaldamento, in regime di monopolio, a quegli utenti che hanno già pagato la tariffa dei rifiuti.
Ancora una volta si è privilegiato l'interesse economico di pochi a discapito della collettività. La battaglia contro l'inceneritore è la madre di tutte le battaglie per la difesa del territorio in cui viviamo e in cui vorremmo fare crescer i nostri figli. Distruggere il territorio significa far ricadere sulla collettività i costi del processo economico che ha attivato quella distruzione. Stiamo concedendo a privati i diritti di proprietà della biosfera. Parma Bene Comune si batterà con tutte le sue forze per impedirlo.
Parma Bene Comune rivendica il diritto ad un'aria sana e pulita. Rivendica il principio che la salute dei cittadini viene prima degli interessi privati, di pochi affaristi e politici. Pertanto Parma Bene Comune aderisce convintamente alla manifestazione nazionale del 14 aprile per l'ambiente e la salute organizzata dall'Associazione GCR, e s'impegna fin da ora affinché la manifestazione abbia la più larga partecipazione".
Parma Bene Comune
L'INTERVENTO DI PARMA BENE COMUNE
"La biosfera, lo strato di aria che ricopre il pianeta e permette il diffondersi della vita, è la casa degli esseri viventi, dell'umanità: è la nostra casa. La biosfera è dunque un bene comune, di cui tutti dovremmo avere cura. Purtroppo la biosfera della valle Padana è tra le più inquinate del mondo, e la più inquinata d'Europa. E Parma, avendo la peggiore biosfera dell'Emilia Romagna, è dunque tra le città più inquinate d'Europa.
Dall'inizio del 2012 a Parma abbiamo già sforato per ben 39 volte i limiti di 50 mg per m3 di PM10 consentiti dalla normativa europea. Nonostante ciò, in questa zona i nostri amministratori (Comune e Provincia) hanno pensato di costruire un inceneritore che brucerà 130.000 tonnellate di rifiuti all'anno, andando così a deprimere ulteriormente una biosfera tanto malata. Così facendo, si andrà a intaccare inesorabilmente un altro bene comune: la salute dei cittadini.
Ci hanno rassicurato con tutti i mezzi, dicendo che sarà un impianto di ultima generazione, o addirittura, come è arrivata ad affermare Cristina Sassi, già assessore all'ambiente del Comune di Parma, che "inquinerà meno di una grigliata…". Eppure, vediamo continuamente chiudere inceneritori in tutta Italia (Reggio Emilia, Scarpino, Marina di Pietrasanta, ecc.), spesso perché si riscontrano gravi danni alla salute dei cittadini.
A Montale, per esempio, nel 2011 è stata trovata diossina nel latte materno di due donne residenti nei pressi dell'inceneritore, anch'esso poi chiuso. La pratica dell'incenerimento, ormai obsoleta, sempre più viene dismessa, per utilizzare metodi di trattamento a freddo, sicuramente meno impattanti e decisamente più vantaggiosi economicamente per la comunità.
Sempre più le amministrazioni virtuose in tutta Italia si attivano per realizzare il trattamento dei rifiuti senza l'uso della combustione: da Vedelago alla Sicilia, da Ponte delle Alpi alla Sardegna. "Parma è l'ultimo posto al mondo dove costruire un inceneritore", dice Paul Connett, consulente dell'ONU per la gestione dei rifiuti, candidato al Nobel per la chimica.
Straordinaria è stata l'opera di informazione operata dall'Associazione GCR (Gestione Corretta Rifiuti), che in questi anni ha organizzato senza tregua convegni di altissimo livello, in cui scienziati di fama mondiale (Belpomme, Tamino, ecc.) hanno denunciato gli inceneritori come un "disastro umanitario". Eppure gli amministratori di Parma, sordi a tante voci autorevoli, hanno continuato imperterriti nella realizzazione del progetto di incenerire i rifiuti presentato da IREN SpA. Già, SpA. Ma qual è lo scopo di una Società per Azioni? È quello di produrre profitti.
E perché IREN si batte con tanto impegno per realizzare questo impianto, considerato impianto insalubre di classe 1, cioè il più pericoloso per la salute? Ovviamente per adempiere allo scopo societario: realizzare profitti. Il trattamento dei rifiuti tramite incenerimento è un business molto redditizio. Infatti la società che gestisce un forno:
1. incassa la tariffa dei rifiuti
2. incassa i contributi pubblici dei "Certificati Verdi" (ex CIP6)
3. vende il teleriscaldamento, in regime di monopolio, a quegli utenti che hanno già pagato la tariffa dei rifiuti.
Ancora una volta si è privilegiato l'interesse economico di pochi a discapito della collettività. La battaglia contro l'inceneritore è la madre di tutte le battaglie per la difesa del territorio in cui viviamo e in cui vorremmo fare crescer i nostri figli. Distruggere il territorio significa far ricadere sulla collettività i costi del processo economico che ha attivato quella distruzione. Stiamo concedendo a privati i diritti di proprietà della biosfera. Parma Bene Comune si batterà con tutte le sue forze per impedirlo.
Parma Bene Comune rivendica il diritto ad un'aria sana e pulita. Rivendica il principio che la salute dei cittadini viene prima degli interessi privati, di pochi affaristi e politici. Pertanto Parma Bene Comune aderisce convintamente alla manifestazione nazionale del 14 aprile per l'ambiente e la salute organizzata dall'Associazione GCR, e s'impegna fin da ora affinché la manifestazione abbia la più larga partecipazione".
Parma Bene Comune
Ponte Nord, bordate dall'IdV.
"Opera inutile e costosa"
13 febbraio 2012
"Come Italia dei Valori di Parma esprimiamo forte preoccupazione in merito alla quasi perfezionata realizzazione del Ponte Nord". Lo dichiara Paola Zilli, coordinatore provinciale Idv di Parma, che aggiunge: "Ormai il danno è fatto ma IDV ha avuto modo in più sedi di manifestare il suo completo disappunto. Il ponte è poco utile e costoso. Noi ribadiamo che in una situazione di emergenza come quella in cui da anni versa il bilancio del Comune di Parma, un uso etico del denaro avrebbe dovuto destinare più fondi per il sociale o a completamento della stazione ferroviaria che nelle condizione in cui è sta rendendo la vita impossibile ai pendolari.
Per non citare la preoccupante mancanza di un ascensore che aiuti anziani, disabili e persone in difficoltà ad accedere ai binari! Sarebbe interessante sapere quanti cittadini considerino una scelta virtuosa quella di edificare così tanti metri quadrati di terreno per un'opera di dubbio gusto e utilità. Insomma, il solito vecchio modello della monetizzazione della terra, pratica comune a molte amministrazioni d'Italia e, tra queste anche alla nostra. Il disco rotto e recitato male da consiglieri, assessori e sindaco, ripeteva stancamente la monotona litania dei soldi che mancano al Comune, delle casse che devono essere rimpinguate e degli oneri di urbanizzazione visti come l'unica soluzione possibile. Non importa se a colpi di colate di cemento, ci stiamo mangiando la terra. Noi gridiamo stop al cemento ingiustificato in virtù di una riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.
E per ovviare alla perdita delle entrate provenienti dagli oneri di urbanizzazione, proponiamo una gestione della cosa pubblica basata sulla sobrietà. Cose da fantascienza? No. E' semplicemente uso etico della politica. L'Italia dei Valori di Parma sostinene da sempre che cementificando si ottengono entrate degli oneri di urbanizzazione, ma ci si dimentica colpevolmente che così facendo si va contro il principio dello sviluppo sostenibile, che prevede un uso razionale delle risorse naturali affinché anche le generazioni future ne possano disporre per il soddisfacimento dei loro bisogni. Per questo a Parma abbiamo assistito ad una politica che ha dato in appalto, oltre che la terra, anche la capacità di progettare un domani migliore. Vogliamo fortemente un cambio di rotta per il prossimo futuro".
Per non citare la preoccupante mancanza di un ascensore che aiuti anziani, disabili e persone in difficoltà ad accedere ai binari! Sarebbe interessante sapere quanti cittadini considerino una scelta virtuosa quella di edificare così tanti metri quadrati di terreno per un'opera di dubbio gusto e utilità. Insomma, il solito vecchio modello della monetizzazione della terra, pratica comune a molte amministrazioni d'Italia e, tra queste anche alla nostra. Il disco rotto e recitato male da consiglieri, assessori e sindaco, ripeteva stancamente la monotona litania dei soldi che mancano al Comune, delle casse che devono essere rimpinguate e degli oneri di urbanizzazione visti come l'unica soluzione possibile. Non importa se a colpi di colate di cemento, ci stiamo mangiando la terra. Noi gridiamo stop al cemento ingiustificato in virtù di una riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.
E per ovviare alla perdita delle entrate provenienti dagli oneri di urbanizzazione, proponiamo una gestione della cosa pubblica basata sulla sobrietà. Cose da fantascienza? No. E' semplicemente uso etico della politica. L'Italia dei Valori di Parma sostinene da sempre che cementificando si ottengono entrate degli oneri di urbanizzazione, ma ci si dimentica colpevolmente che così facendo si va contro il principio dello sviluppo sostenibile, che prevede un uso razionale delle risorse naturali affinché anche le generazioni future ne possano disporre per il soddisfacimento dei loro bisogni. Per questo a Parma abbiamo assistito ad una politica che ha dato in appalto, oltre che la terra, anche la capacità di progettare un domani migliore. Vogliamo fortemente un cambio di rotta per il prossimo futuro".
Regio, Ghiretti appoggia il progetto Pertusi-Rolli: "E' il rilancio senza sperperi"
13 febbraio 2012
Sarà senza dubbio al centro della campagna elettorale, tanto quanto lo è stato della cronaca locale negli ultimi mesi. Il Teatro Regio è una delle partite che i candidati alle amministrative di maggio dovranno disputare e non è un caso che la proposta di rinnovamento firmata da Michele Pertusi e Sebastiano Rolli (leggi) arrivi proprio in questo periodo. Il primo a voler contro firmare il progetto, che nasce indipendente ma che i due stessi autori riconoscono come orfano senza un appoggio politico, è Roberto Ghiretti di Parma Unita.
Per Ghiretti il contributo dei due musicisti arriva come a rispondere all'appello da lui lanciato. "Con soddisfazione osserviamo - dice l'ex assessore - che ci sono persone che hanno risposto al nostro invito a spendersi per la comunità".
UN MUSEO INTERATTIVO - Nella nota diffusa, con cui sottoscrive tutto quanto presentato da Petusi e Rolli, il candidato sindaco lancia anche una nuova proposta. "Credo si debba aggiungere un museo della lirica - dice Ghiretti - completamente interattivo, che sfrutti le nuove tecnologie: sarebbe qualcosa di straordinario, di unico al mondo, che porterebbe risorse da rimettere in circolo a favore del teatro".
Ma il maestro Rolli aveva già rivelato l'entusiasmo con cui era stato accolto il programma anti-Meli, dagli esponenti politici cui era stato presentato. Il suo dubbio è, e probabilmente rimane: quanto di questo slancio si conserverà dopo le elzioni?
GHIRETTI E LA PROPOSTA ANTI-MELI DI PERTUSIE ROLLI - "E' con piacere che apprendiamo del progetto elaborato dal direttore d'orchestra Sebastiano Rolli e dal basso Michele Pertusi, due rappresentanti del mondo lirico parmigiano famosi in tutto il mondo, per il rilancio del sistema lirica della nostra città. Molte linee guida sono le stesse che noi di Parma Unita abbiamo messo a fuoco qualche tempo fa; anzi, i concetti da noi espressi sono stati esaltati e potenziati grazie alle competenze che tali personaggi possono mettere in campo. E con soddisfazione osserviamo che ci sono persone che hanno risposto al nostro invito a spendersi per la comunità.
"Abbiamo la fortuna, qui a Parma, di avere i libretti autografi di Giuseppe Verdi, conservati all'Istituto di Studi Verdiani – sottolinea Ghiretti -; significa avere a disposizione un patrimonio unico, che nessun'altra città al mondo può vantare. In quest'ottica, sviluppare il Festival Verdi in chiave filologica, studiando le opere sui libretti originali, è un'occasione imperdibile".
Sinergie e Museo interattivo - Per farlo, bisogna però creare una rete tra i vari enti che, a vario titolo, ruotano attorno all'universo della lirica: "Fondazione Teatro Regio, Casa della Musica, Conservatorio e Istituto di Studi Verdiani devono entrare in sinergia, per mettere in rete competenze e professionalità – precisa il candidato sindaco -; oggi rappresentano un'orchestra con spartiti diversi: noi, invece, vogliamo che suonino la stessa musica. Insieme alle scuole, perché è necessario coinvolgere le nuove generazioni; non secondo logiche elitarie però: il teatro deve avere un respiro popolare, deve essere di tutti e per tutti. A questo credo si debba aggiungere un museo della lirica, completamente interattivo, che sfrutti le nuove tecnologie: sarebbe qualcosa di straordinario, di unico al mondo, che porterebbe risorse da rimettere in circolo a favore del teatro".
Nuove generazioni tra i fruitori della lirica, quindi, ma anche nuovi interpreti all'altezza: "La formazioni di giovani cantanti sarà la sfida dell'immediato futuro – continua -, affiancata alla ricerca di artisti opportunamente scoutizzati. Sono tutte cose che possiamo fare; Rolli e Pertusi hanno dimostrato di essere professionisti seri ed appassionati che credono nella possibilità di raggiungere questo obiettivo: è di gente come loro di cui abbiamo bisogno – conclude Ghiretti -. Il Comune, però, deve prendersi carico di fare rete, che oggi deve essere la parola d'ordine. Il rilancio della lirica all'insegna di un modello completamente rinnovato è un interesse di tutti, perché può essere un volano per l'intera economia, realizzabile anche a costi contenuti e non con gli sperperi attuali".
Caselli: "Ghiretti anti-Meli? Adesso sono buoni tutti"
13 febbraio 2012
Il Pd non ci sta. E non poteva essere altrimenti con un progetto di rinnovamento del Teatro Regio (leggi), che viene "dal basso" della tanto invocata società civile e "dall'alto" della competenza e della fama di due addetti ai lavori. Il centrosinistra non si può permettere di perdere anche questo treno e alle dichiarazioni del candidato sindaco Roberto Ghiretti, che fa proprio il programma anti-Meli di Pertusi e Rolli (leggi), il Pd replica ricordando il passato da assessore proprio nella Giunta che ha portato Meli alla sovrintendenza del Teatro.
"Se Ghiretti aveva queste convinzioni - si chiede l'ex consigliere Matteo Caselli - perchè non le ha espresse nella Giunta comunale e al Sindaco (nonchè Presidente della Fondazione Teatro Regio) che lo ha nominato? Adesso, è molto facile. O come si dice a Parma, sono buoni tutti".
Insomma, giù le mani da Pertusi e Rolli. I due rischiano di diventare gli eroi di un rinnovamento ancora da avviare. Con il difficilissimo compito di rimanere nel frattempo neutrali.
CASELLI RISPONDE A GHIRETTI - L'ex Consigliere Comunale del Pd di Parma Matteo Caselli interviene sul dibattito che riguarda la riorganizzazione futura del Teatro Regio.
" In questi giorni è ripreso il dibattito sul futuro del teatro Regio di Parma. Un dibattito che per molto tempo noi abbiamo fortemente caldeggiato. Grazie alle proposte lanciate al direttore d'orchestra Sebastiano Rolli e dal basso Michele Pertusi, finalmente Parma ha ricominciato a discutere di una delle sue istituzioni culturali più importanti. Per troppo tempo, per una tendenza alla grandeur autocelebrativa che abbiamo più volte criticato, si sono tacciate tutte le voci critiche e si è soffocato un salutare dibattito. Per questo vogliamo ringraziare i due protagonisti delle proposte, le quali saranno sicuramente prese in considerazione nella futura predisposizione delle proposte del Pd sul tema, insieme alle tante personalità che in questi mesi hanno discusso e si sono confrontati con noi. Pensiamo però siano davvero paradossali le dichiarazioni del candidato Sindaco Roberto Ghiretti, il quale, applaudendo l'intervento dei due musicisti, valuta positivamente una proposta che si differenzia completamente dall'approccio seguito dall'attuale management della Fondazione. Un gruppo dirigente voluto e sostenuto dalla Giunta Comunale in cui lo stesso Ghiretti ha seduto per mesi. Se Ghiretti aveva queste convinzioni, perchè non le ha espresse nella Giunta comunale e al Sindaco (nonchè Presidente della Fondazione Teatro Regio) che lo ha nominato? Adesso, è molto facile. O come si dice a Parma, "sono buoni tutti". Noi, invece, abbiamo detto con coerenza durante lo scorso mandato amministrativo le stesse cose che diciamo oggi: urge aprire una fase nuova al Teatro Regio, sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista gestionale. Ci sarebbe piaciuto che chi ne aveva le possibilità, come Ghiretti, da Assessore del Comune di Parma, nel passato avesse espresso le stesse critiche che abbiamo espresso noi; forse, così, non saremmo nella situazione in cui ci troviamo. "