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Nato tempo fa' per la promozione delle mie creazioni(dipinti e ceramica Raku)... poi quasi abbandonato... Ora ha ripreso vita x le news locali in previsione delle Amministrative 2012 su Parma. Questo nuovo progetto vuole essere un "riassunto" della rassegna stampa per seguire le vicende elettorali dei candidati sindaci e verranno menzionate altre cose importanti per il futuro di Parma. Chi vincerà? ;)
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RASS STAMPA 10/2/12


su Parmasera
Volano gli stracci in casa Pdl, scontro Lunardi-Buzzi
09 febbraio 2012
Lunardi
 
Finito lo scontro per decidere chi comanda, si risollevano antiche ruggini mai sopite. Il Congresso, che ha stabilito la leadership dell'ex vice-sindaco Paolo Buzzi per il Pdl di Parma, invece di risolvere i dissidi interni è diventato occasione per riprendere i conti lasciati in sospeso. 
L'onorevole Pietro Lunardi, che per anni da Roma si è prodigato a favore del territorio di Parma e provincia come nel caso dello sciagurato progetto metropolitana, si è detto niente affatto contento della scelta maturata all'interno del Pdl locale. Alla replica di Buzzi, secondo cui il parlamentare è sempre stato assente e con il congresso ha perso l'ennesima occasione di partecipare (leggi più in basso), Lunardi ha deciso di ricordare, quasi rassegnato, la sua posizione. "E' dai tempi del commissariamento di Lupi - spiega il deputato - che mi sono allontanato dalle posizioni del Pdl di Parma. Questo perchè fin da allora, parliamo del 2008, non mi trovavo affatto d'accordo con le decisioni prese dai vertici del partito a Parma. Non mi sembra che questo possa impedirmi di esprimere la mia opinione in merito". 
Poi riprende la tesi che ha scatenato la reazione del nuovo segretario provinciale. "Mi dispiace molto - ripete Lunardi - che il voto abbia premiato delle persone coinvolte nel sistema Vignali, che ha segnato la debacle del Comune quest'estate. C'era bisogno di un rinnovamento interno al partito, ma un rinnovamento vero. Così invece non si cambia nulla".
Di seguito la risposta del coordinamento provinciale del Pdl alla prima dichiarazione di LUnardi
PDL PARMA - «Siamo veramente sorpresi dai toni dell'intervista rilasciata dall'ex ministro Pietro Lunardi, che riesce ad essere al tempo stesso "innocentista", riguardo alle vicende giudiziarie che lo interessano – sulle quali, per altro, gli auguriamo di fare piena chiarezza – e colpevolista riguardo a una classe dirigente del Popolo della Libertà di Parma appena eletta nell'ultimo congresso provinciale – e con oltre il 60% dei consensi, anche se questo particolare, per il parlamentare, sembra del tutto trascurabile – su cui vengono scaricate pesanti responsabilità».
«Una classe dirigente che viene bollata da Lunardi come "riciclata" ed accusata di ogni nefandezza nei riguardi della città che ha amministrato: un discorso che fino ad oggi avevamo sentito solo dai nostri avversari politici e non da un parlamentare del nostro partito, che per questo motivo, è giusto, che se ne assuma ogni responsabilità».
«Ci troviamo di fronte ad una dichiarazione fuori tempo massimo e per questo inaccettabile ed irricevibile, rilasciata da un parlamentare che si è sempre distinto per la sua assenza dal dibattito politico interno ed esterno al PdL di Parma che all'ultimo congresso ha ritenuto di non dover prendere la parola e condividere con tutti il proprio pensiero, in questo modo privando il partito di un utile momento di confronto e, noi tutti, del privilegio di potergli rispondere direttamente. Ci avrebbe fatto veramente piacere vedere un ex ministro, per una volta, scendere dal suo piedistallo e confrontarsi con noi comuni mortali, ma Pietro Lunardi ha preferito affidare ad una intervista questo suo giudizio banale e sommario. Ma è giusto che ognuno si senta libero di fare come meglio crede».
«Così come noi, oggi, ci sentiamo liberi di pensare che certi rappresentanti in Parlamento del nostro territorio dovrebbero essere diversi, nel modo di fare politica, nel modo di rappresentarci e nel rapportarsi con chi, fino a prova contraria, li ha votati e li ha mandati a Roma».
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su Parmaoggi
giovedì, 9 febbraio 2012

Il gruppo SEL-Verdi propone alla Regione di aprire il confronto con i comitati per una moratoria motivata sugli impianti a biogas e biomasse

Nel ribadire l'importanza delle fonti energetiche rinnovabili, i consiglieri regionali del Gruppo Sel-Verdi Gian Guido Naldi e Gabriella Meo sottolineano, a proposito di biogas e biomasse, che questi impianti rappresentano una soluzione positiva sul piano ambientale e sul piano economico quando recuperano i reflui degli allevamenti suini e bovini e gli scarti organici delle produzioni agroalimentari. A complemento non si possono escludere produzioni dedicate ma con equilibrio, secondo il criterio di rotazione delle colture, senza snaturare la vocazione delle imprese agricole emiliano-romagnole e senza sottrarre terreno alle coltivazioni e all'allevamento, basi del made in Italy agroalimentare.
La proliferazione di impianti indotta dagli attuali incentivi, che rendono estremamente più conveniente produrre kilowatt piuttosto che farina gialla o mangimi, sta provocando una degenerazione degli obiettivi di fondo con conseguenze gravi tanto per i cittadini dei territori interessati, che devono fare i conti con molti disagi, quanto per il patrimonio agricolo stravolto da colture che sostituiscono in larghissima misura i cereali abitualmente destinati all'alimentazione."
Infatti, secondo stime autorevoli, una centrale a biogas di 1 megawatt, che non si avvalga di scarti, trasforma ogni anno migliaia di tonnellate di granoturco, sorgo o erba medica per la cui produzione sono necessari circa 250 ettari di terreno. Secondo le organizzazioni agricole, la conversione dei campi in enormi serbatoi per la produzione di biomasse sta facendo lievitare il prezzo degli affitti dei terreni da 500 euro per ettaro a oltre 1000 euro.
L'esperienza in atto dimostra che la sostenibilità ecologica e l'utilità economica per la collettività dipendono da come le centrali sono fatte, con quali dispositivi e strutture per evitare emissioni, se rispondono al principio della chiusura dei cicli agricoli e degli allevamenti o se invece rispondono a intenti speculativi senza riguardo per il territorio.
Anche dal punto di vista delle emissioni gli impianti possono essere considerati "positivi" solo quando utilizzano in prevalenza reflui e scarti alimentari e quando gli impianti fossero dotati di sistemi di stoccaggio in depressione e aspirati tanto per la massa che per il digestato, per evitare l'emissione nell'ambiente del metano e di gas maleodoranti. Molte centrali esistenti e previste non rispondono a questi requisiti, così come è evidente che vi sono richieste di autorizzazione che, suddividendo il progetto in diversi impianti più piccoli sotto al megawatt (0,99), vogliono aggirare furbescamente i criteri esistenti.
Riteniamo che la Regione debba acquisire gli strumenti per entrare nel merito di come sono fatti gli impianti e potere assicurare una programmazione territoriale atta anche a consentire l'integrazione coi cicli agricoli. Anche allo scopo di evitare lo stravolgimento degli stessi obiettivi del piano agro energetico regionale. Per questo proponiamo alle altre forze politiche della maggioranza in Regione di lavorare assieme ad una risoluzione per una moratoria all'autorizzazione di nuove centrali a biogas e a biomasse dedicate allo scopo di :
1) avere chiara la situazione degli impianti già esistenti e del loro impatto sull'agricoltura e sullo stato delle emissioni di gas climalteranti in Emilia-Romagna. Occorre inoltre conoscere con certezza quanti sono i nuovi impianti di cui si chiede l'autorizzazione.
2) riaprire il confronto con i comitati, i cittadini e le amministrazioni locali, per giungere ad una nuova regolamentazione che riporti questo settore energetico al principio originario di prioritaria valorizzazione delle biomasse "non nobili" e avvalendosi di impianti compatibili con l'ambiente.
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su sito  Gazzetta di Parma   09/02/2012 -
Concorso in ospedale, interrogazione di Villani (Pdl) in Regione
L'ospedale di Parma ha aperto un bando per assumere un assistente amministrativo. Luigi Giuseppe Villani, capogruppo del Pdl in Regione, chiede delucidazioni sul concorso con un'interrogazione, chiedendo perché non si attinga alle graduatorie dell'Ausl.
Ecco il comunicato di Villani:
"L'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, con deliberazione del Direttore generale n. 284 assunta il 21/11/2011, ha indetto un concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di n. 1 posto di Assistente Amministrativo - Cat. C. Recenti norme impongono alle amministrazioni pubbliche di attingere dalle graduatorie vigenti prima di bandire nuove concorsi. Ciò per tre motivi: contenimento delle spese per lo svolgimento di nuovi concorsi, risparmio di tempo e burocrazia, garanzia di opportunità lavorative per chi sia già risultato idoneo a ricoprire un ruolo nella pubblica amministrazione. Considerato che risulta ancora vigente la graduatoria di concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di posti di Assistente Amministrativo - Cat. C – si tratta, quindi, di analoga figura professionale – approvata dall'Azienda USL di Parma con deliberazione n. 755 del 22/11/2010, dalla quale, peraltro, la medesima AUSL, con deliberazione n. 43 del 30/01/2012, ha appena assunto n. 6 candidati collocati dal 21° al 26° posto di merito, ho ritenuto di approfondire la questione. Ho, pertanto, presentato un'interrogazione in Regione per chiedere alla Giunta Errani se fosse opportuno per l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, fermo restando il principio di autonomia organizzativa sancito dalla Costituzione di cui godono gli atenei, ricorrere alla graduatoria vigente dell'AUSL di Parma prima di indire un nuovo concorso. Analizzando attentamente, inoltre, la deliberazione n. 43 adottata dall'AUSL di Parma il 30/01/2012, nella quale venivano riportati solo tre nomi dei sei candidati complessivamente assunti, ho chiesto alla Giunta regionale se questa anomala e sospetta omissione in un atto pubblico non sia lesiva del principio di trasparenza, uno dei cardini della pubblica amministrazione".
 anche su parmadaily

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su Repubblica Parma

Economia parmense, Cciaa
"Nel 2012 previsioni negative"

Presentato lo studio della Camera di Commercio sui dati del 2011 e sullo scenario congiunturale per l'anno in corso

Economia parmense, Cciaa "Nel 2012 previsioni negative"
Promette poco di buono l'indagine congiunturale realizzata dal Centro Studi Unioncamere per conto della Camera di Commercio di Parma. Secondo lo studio, che si rivolge trimestralmente ad un campione di circa 150 aziende con dipendenti, l'ecomomia parmense, dopo un periodo in positiva controtendenza rispetto allo scenario economico nazionale, nel 2012 dovrebbe offrire performance deludenti in linea con il resto del Paese.

In Italia il Pil è infatti previsto in calo nel 2012 e 2013 rispettivamente del 2,2 per cento e dello 0,6 per cento. Per quanto riguarda lo scenario locale il valore aggiunto totale a Parma, secondo le previsioni di Unioncamere Emilia- Romagna e Prometeia1, è previsto in calo dello 0,1 per cento. Per Emilia Romagna e Italia le previsioni si presentano analoghe a quelle provinciali.

Nei primi nove mesi del 2011 da segnlare che le esportazioni parmensi sono aumentate del 10,4 per cento rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente, che a sua volta aveva segnato un incremento di quasi il 25 per cento. La serie storica dei primi nove mesi, dal 2005 ad oggi, mostra come complessivamente le esportazioni del 2011 hanno superato di quasi il 13,0 per cento il valore del 2008 (importo più alto prima della crisi internazionale).

LEGGI Il rapporto completo della Camera di Commercio    (in allegato)
(09 febbraio 2012)
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su Parmadaily
Foibe, "per non dimenticare!"
Rozzi (Fli): "Si deve sensibilizzare le nuove generazioni". L'intervento di Agoletti e Taliani (Udc).
Foibe, "per non dimenticare!"
Rozzi (Fli): "Si deve sensibilizzare le nuove generazioni". L'intervento di Agoletti e Taliani (Udc).
09/02/2012
h.15.30
Con Legge n. 92 del 30 marzo 2004 è stato istituito il 10 febbraio di ogni anno il giorno del ricordo  in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo Giuliano-Dalmata. Al di là del dibattito sulle responsabilità, crediamo che sia di primaria importanza ricordare  doverosamente tutte le vittime di questa triste pagina della nostra storia; non dobbiamo mai dimenticare fatti storici così significativi e soprattutto dobbiamo trarne esempio affinchè la azioni ed il nostro agire futuri siano ispirati a valori quali il rispetto dell'essere umano e la salvaguardia dell'identità Nazionale.
I tantissimi corpi che  hanno esalato il loro ultimo respiro in quel territorio di confine e che sono stati gettati brutalmente e barbaramente nelle foibe in questa giornata tornano alla memoria non solo dei loro cari ma di tutti noi. Futuro e Libertà di Parma ricorda questa giornata soprattutto per sensibilizzare le nuove generazioni su un tema così drammatico e purtroppo ancora poco conosciuto.

Antonio Rozzi Coordinatore provinciale FLI di Parma___
09/02/2012
h.15.50
Dopo la Giornata della Memoria, riteniamo opportuno e doveroso riportare all'attenzione dell'opinione pubblica e delle Istituzioni il 10 febbraio, "Giorno del Ricordo" a memoria dei martiri delle foibe e degli esuli istriani, giuliani e dalmati.
Già come presidenti di commissione, insieme ai colleghi consiglieri comunali, abbiamo più volte ribadito la valenza ed il significato del ricordo, condannando tutti i crimini contro l'umanità originati da odio di razza, classe, religione o quant'altra diversità.
L'approvazione da parte del Parlamento italiano della legge che celebra questa giornata, ha restituito dignità alla memoria delle migliaia di italiani trucidati barbaramente sul confine orientale e dei 350 mila connazionali costretti all'esilio dalle terre natie di Istria, Fiume e Dalmazia per sfuggire alla repressione delle truppe del maresciallo Tito e alla pulizia etnica nei confronti dei cittadini italiani.
Il nostro auspicio, rivolto soprattutto alle giovani generazioni, è che la verità storica possa rimanere parte integrante della cultura e della tradizione di un popolo, al fine di non dimenticare e sedimentare sempre più, in una realtà ricca ed evoluta come la nostra, soprattutto i valori e i sentimenti del rispetto, del sacrificio e dell'amore verso il nostro comune Paese.

Matteo Agoletti
Mario Taliani

Non si cancella il valore della Resistenza jugoslava
Il Comitato Antifascista di Parma in difesa di Tito.
10/02/2012
h.10.50
Fascisti, leghisti e destre anticomuniste vorrebbero fosse eliminata l'intitolazione a Tito della piccola strada di Parma esistente dagli anni '80, e in alternativa introdotta "via martiri delle foibe".
E' una richiesta grave e assolutamente inaccettabile, espressione di quel "revisionismo storico" mirante a sminuire il valore della Resistenza antifascista, oscurare i crimini fascisti e nazisti, e rivalutare in qualche modo il fascismo.
Morti delle foibe, nel settembre-ottobre '43 e nel maggio '45, furono alcune centinaia di italiani (migliaia aggiungendo dispersi e fucilati in guerra, deportati e morti in campi di concentramento jugoslavi, ecc.) in gran parte militari, capi fascisti, dirigenti e funzionari dell'amministrazione italiana occupante la Jugoslavia, collaborazionisti. Morti per atti di giustizia sommaria, vendette ed eccessi, da parte di partigiani jugoslavi, derivanti dall'odio popolare e dalla rivolta nei confronti dell'Italia fascista. Considerare questi morti indistintamente, accomunarli tutti insieme, non rende giustizia a quella parte di loro che furono vittime innocenti. Vittime, non martiri. La stessa legge statale del 2004 istitutiva del "giorno del ricordo delle vittime delle foibe" non usa mai la parola "martiri".
Violenza di proporzioni di gran lunga superiori, sistematica e pianificata, e precedente, è stata quella del fascismo a partire dal 1920. Azioni delle squadracce contro centri culturali, sedi sindacali, cooperative agricole, giornali operai, politici e cittadini di "razza slava", poi, nel ventennio, la chiusura delle scuole slovene e croate, il cambiamento della lingua e dei nomi, l'italianizzazione forzata, infine, nell'aprile del '41, l'aggressione militare, l'invasione della Jugoslavia da parte dell'esercito del re e di Mussolini, pochi giorni dopo quella da parte della Germania nazista. L'Italia si annesse direttamente alcuni territori (come Lubiana e parte della Slovenia), altri tenne sotto controllo, in condizioni di occupazione particolarmente dure e crudeli, non meno di quelle naziste. Distruzione di interi villaggi sloveni e croati, dati alla fiamme, massacro di decine di migliaia di civili, campi di concentramento.
Di qui la rivolta contro l'Italia fascista, lo sviluppo impetuoso del movimento partigiano delle formazioni repubblicane e comuniste guidate da Tito, la grande lotta antifascista e antinazista nei Balcani.
Enorme è stato il tributo jugoslavo alla guerra contro il nazifascismo: su una popolazione di 18 milioni di abitanti dell'intero Paese, furono al comando di Tito 300.000 combattenti alla fine del '43 e 800.000 al momento finale della liberazione, 1.700.000 furono i morti in totale, sul campo 350.000 i partigiani morti e 400.000 i feriti e dispersi. Da 400.000 a 800.000, ovvero da 34 a 60 divisioni, furono i militari tedeschi e italiani tenuti impegnati nella lotta, con rilevanti perdite inflitte ai nazifascisti. Una lotta partigiana su vasta scala, che paralizzò l'avversario e passò progressivamente all'offensiva, un'autentica guerra, condotta da quello che divenne un vero e proprio esercito popolare e che fece di Tito più di un capo partigiano, un belligerante vero e proprio, riconosciuto e considerato a livello internazionale.
La Resistenza della Jugoslavia è stata di primaria grandezza in Europa e da quella esperienza la Jugoslavia è uscita come il paese più provato e al tempo stesso più trasformato. La Resistenza jugoslava ancor più di altre è stata più di una guerriglia per la liberazione del proprio territorio, è stata empito universale di una nuova società, ansia di superamento delle barriere nazionali, anelito di pace, libertà e giustizia sociale, da parte di tanti uomini e tante donne del secolo scorso.
Ai partigiani jugoslavi si unirono, l'indomani dell'8 settembre '43, quarantamila soldati italiani, la metà dei quali diedero la vita in quell'epica lotta nei Balcani; essi, col loro sacrificio, riscattarono l'Italia dall'onta in cui il fascismo l'aveva gettata. A questi italiani devono andare il ricordo e la riconoscenza della Repubblica democratica nata dalla Resistenza.

COMITATO ANTIFASCISTA E PER LA MEMORIA STORICA – PARMA
su Alicenonlosa
"Via Tito una vergogna per la città"

 

10/02/2012
h.10.10
Apparso la scorsa notte uno striscione per ricordare i martiri delle Foibe a firma CasaPound Italia Parma. Lo striscione, affisso in via Tito, recita "Foibe: Parma non dimentica".
"Nel giorno del ricordo - afferma Pier Paolo Mora, responsabile provinciale di CasaPound Italia - che viene in realtà ancora 'dimenticato' dall'insegnamento scolastico, è doveroso ricordare chi è morto avendo la sola colpa di essere italiano. Decine di migliaia di nostri connazionali vennero gettati vivi o morti in quelle che per decenni vennero considerate dai libri non fosse comuni ma 'cavita carsiche di origine naturale con ingresso a strapiombo'".
"Nello specifico -continua Mora - intitolare una via a chi ha commesso questo genocidio è una vera vergogna per Parma e ci meravigliamo di come mai l'Anpi non abbia provveduto a querelare l'amministrazione comunale, considerato che tra coloro che vennero infoibati c'erano anche partigiani che cercarono di opporsi al massacro, oltre a semplici italiani la cui unica colpa era quella di parlare una lingua diversa. Come non ricordare, tra gli altri, la tragedia degli operai comunisti cosiddetti Monfalconesi, che furono mandati dal Pci in Jugoslavia per offrire le proprie competenze professionali nei cantieri navali di Fiume e Pola e vennero invece imprigionati e mandati nel gulag di Goli Otok? Quando Parma - conclude Mora - si priverà di questa via, onta per migliaia di martiri italiani, non sarà mai troppo tardi".
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Come ogni anno il 10 febbraio viene ufficialmente ricordata la tragedia delle foibe.
Una delle pagine più tristi della nostra Storia Nazionale.
Una pagina per troppi anni dimenticata, o peggio volutamente nascosta, e sulla quale finalmente si sta facendo luce nella speranza di arrivare ad una memoria condivisa, come più volte auspicato anche dal Presidente Napolitano.
Per troppi anni c'è stato un assordante silenzio di molti storici con la complice omissione della scuola pubblica italiana, perché le giovani generazioni non sapessero, perché non ricordassero.
Nelle voragini rocciose carsiche – le foibe appunto – furono gettati ancora vivi, dagli uomini di Tito, dopo essere stati spesso torturati, circa 15.000 nostri connazionali.
Migliaia e migliaia di uomini, donne, anziani e bambini, lasciati morire nel buio di una foiba, seppelliti vivi tra i morti.
Perché si risparmiassero le pallottole.
A questi si devono aggiungere i circa 350.000 – un vero e proprio esodo – che tra il 1945 e il 1947 furono cacciati dalle loro terre, Fiume, l'Istria, la Dalmazia e costretti ad emigrare in altre zone d'Italia, spesso accolti da un clima politico ostile.
Il ricordo di questa immane sofferenza non può certo cancellarne il dolore, ma può servire a far capire ai nostri connazionali che non sono stati dimenticati.
Mario Bertoli
(Segretario Provinciale La Destra)

Priamo Bocchi
(Candidato Sindaco