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Nato tempo fa' per la promozione delle mie creazioni(dipinti e ceramica Raku)... poi quasi abbandonato... Ora ha ripreso vita x le news locali in previsione delle Amministrative 2012 su Parma. Questo nuovo progetto vuole essere un "riassunto" della rassegna stampa per seguire le vicende elettorali dei candidati sindaci e verranno menzionate altre cose importanti per il futuro di Parma. Chi vincerà? ;)
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DIVAGANDO..... ParmaNews24 - PARMADAILY

 

Buste paga: l'addizionale regionale 'snellisce' gli stipendi

Buste paga: l'addizionale regionale 'snellisce' gli stipendiChe gli stipendi fossero in calo, non vi era ormai alcun dubbio. Ma che l'aumento delle imposte avrebbe inciso in questo modo sulle buste paga, è un dato che troverà ufficiale riscontro a partire da questo mese.

Il conguaglio dell'aumento dell'addizionale regionale Irpef 2011, previsto dal decreto Salva Italia del governo Monti, prevede infatti un'aliquota che, in Emilia-Romagna, corrisponde al 14,3% per i redditi fino a 15.500; 1,53% fino a 20 mila, 1,63% fino a 25 mila e 1,73% sopra i 25 mila. Volendo essere più concreti, chi ha un imponibile di 10mila euro, se prima pagava 110 euro, adesso dovrà aggiungere un conguaglio di 33 euro, per un totale di 143 euro.

All'aumento dell'imponibile però la cifra non sembra essere così contenuta. Infatti, con i redditi di 35 mila, 50 mila e 100 mila, verranno versati rispettivamente conguagli di 288,5 euro, 338 euro e 503 euro.

Se molti dipendenti avevano già da gennaio visto alleggerirsi gli stipendi, è a partire dal mese di marzo che all'addizionale regionale verrà sommata quella provinciale che comprende sia la rata del saldo dell'addizionale 2011,sia l'acconto del 30% dell'addizionale di questo inizio 2012. A Parma l'aliquota è passata dallo 0,4 allo 0,8%, in pratica è raddoppiata. Con un imponibile di 25.000 euro, l'addizionale comunale è di 200 euro e la rata dell'anticipo del 30% corrisponde a 6,67 euro. Con 35 mila euro se ne pagheranno 9,3 di acconto, corrispondenti al 30% di 280 euro; con 50 mila e 100 mila, gli anticipi saranno rispettivamente di 13,3 e 26,7 euro. Questi acconti corrispondono alla prima di nove rate.

Ma sulle tasche dei contribuenti incideranno anche l'aumento dell'aliquota sulle Rc auto deliberato dalla Provincia e il versamento della prima rata Imu, a partire dal 16 giugno. Chi possiede almeno una casa, dovrà versare le aliquote previste da questa imposta che corrispondono al 6 per mille per la prima abitazione, al 10,6 per mille per tutte le altre, che, in cifre, impone a chi possiede per esempio un appartamento di 100 metri quadrati in pieno centro storico, incluso nella categoria A/2 e con una rendita di 672,42 euro, dovrà pagare 667,80 euro se si tratta di primo immobile, o 1197,45 euro in caso di immobile dato in locazione, indipendentemente dai prezzi di affitto.

 

  • Ma quale festa della donna?

    Posted: Thu, 08 Mar 2012 09:28:31 +0000

    Ma quale festa della donna?È la nostra festa. La rivalsa delle donne dopo secoli di sottomissione, la celebrazione dell'agognata parità di diritti, dopo decenni di lotte. Anche per questo, per anni, sono scese in piazza le femministe. Per consegnare alla nostra generazione un futuro diverso da quello delle nostre nonne e delle nostre mamme. Per riconoscere alle donne il diritto al voto, la libera volontà di portare avanti o meno una gravidanza, la libertà sessuale e la possibilità di studiare e lavorare.

    "La vostra è una generazione di donne fortunate", ci ripetono. Da italiana non ne sono così sicura.

    I dati dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico parlano chiaro. In Italia l'occupazione femminile è al 48%, contro il 59% della media Ocse. C'è poi un fattore rilevante da considerare: il fattore istruzione. La percentuale di donne in possesso del titolo di istruzione secondaria è di oltre il 10% superiore a quella degli uomini. Che – tradotto – significa che le donne studiano di più, sono più istruite ma lavorano meno. Se trovano un'occupazione sono sottopagate rispetto alle colleghe dei paesi dell'area Ocse e, spesso, scelgono il part-time.

    E non lo fanno per scelta. O meglio, non per una libera e incondizionata scelta. Le donne italiane decidono di non lavorare oppure optano per il part-time per la cura della famiglia e dei figli. Siamo tra i paesi col più alto costo di asili nido. L'Ocse ha bocciato l'Italia sulle politiche per conciliare lavoro e famiglia. Molte donne, dopo la maternità, sono costrette ad abbandonare il posto di lavoro per dedicarsi ai figli, almeno fino all'età della scuola statale. Una momentanea rinuncia che, troppo spesso, finisce per diventare definitiva.

    Per non parlare delle 'dimissioni in bianco', una piaga tutta italiana e tutta femminile. Una procedura semplicissima che – senza troppi giri di parole – permette ai datori di lavoro di utilizzare per i licenziamenti un modulo, firmato in bianco dal lavoratore al momento dell'assunzione, che ad oggi, secondo l'Istat, ha "costretto" alle dimissioni 800.000 donne.

    Sarà un caso che nel 90% dei casi questa pratica – illegale – sia stata utilizzata in coincidenza con una gravidanza o col rientro dalla maternità?

    Vogliamo ancora chiamarla libertà, questa?

    Siamo schiave di un'immagine di donna mercificata. Guardiamoci intorno, cartelloni pubblicitari, spot, tivù, giornali, e vedremo ovunque donne mezze nude, in pose sensuali, spesso volgari, rimandi sessuali per sponsorizzare qualsiasi prodotto.

    Se la colpa non è solo del sistema 'bella donna = più vendite o più ascolti', non possiamo nemmeno negare che forse farebbe piacere a molti se le donne rispondessero al canone 'pesare poco, posare molto e pensare ancora meno, perché la materia grigia pesa'.

    Vogliamo ancora continuare ad illuderci che esista assoluta parità, ora?

    Viviamo meglio delle nostre nonne e delle nostre mamme, è vero, ma ci sono ancora migliaia di donne che nel mondo sono schiave di retrograde concezioni culturali, costrette a nascondersi dietro un burka, a non studiare, a non lavorare, a sottoporsi alla crudele pratica dell'infibulazione: 40 mila, solo nel nostro paese, le donne musulmane vittime di infibulazione.

    Ecco, non è che ci sia poi tanto da festeggiare l'8 Marzo.

    Specie oggi che questa ricorrenza sembra essere diventata, per molte, l'ora di delirio per un qualche spogliarello.

  • Movida: il Tar accoglie il ricorso del Tonic

    Posted: Thu, 08 Mar 2012 09:18:18 +0000

    Movida: il Tar accoglie il ricorso del TonicIl Tar ha accolto la richiesta dei titolari del pub Tonic di via Sauro che si erano rivolti alla sezione di Parma del tribunale amministrativo regionale, per contestare la legittimità dell'ordinanza relativa ai limiti dell'orario di apertura dei locali di via Farini. I giudici hanno motivato la loro decisione ritenendo che "la contestata ordinanza, rivolgendosi indistintamente all'intera platea degli esercizi presenti in zona, ad un primo sommario esame, sembrerebbe essere eccessivamente restrittiva in relazione alle finalità enunciate, in special modo in ragione della mancata previsione della possibilità di deroghe in presenza di condizioni di esercizio o di specifici requisiti strutturali idonei di per sé a limitare le criticità rilevate". L'ordinanza comunale resta quindi sospesa fino alla definitiva sentenza del tribunale, a meno che non ci si appelli al Consiglio di Stato per annullare la sospensiva. Il collegio, nonostante ne sostenga l'eccessiva restrizione, ricorda che l'ordinanza è stata emessa per "riportare, nel comparto, condizioni di vivibilità maggiormente idonee al vivere civile e ricondurre i valori dell'inquinamento acustico entro limiti di legge". Il Tar riconosce i rischi ai quali potrebbero andare incontro gli esercizi commerciali "stante l'evidente pregiudizio che la disposta chiusura anticipata dell'attività provoca alla ricorrente".

    Accolte quindi le ragioni del ricorso, la prossima udienza è stata fissata per il prossimo 10 ottobre, in attesa della quale resterà in vigore l'ordinanza che il Comune aveva emesso precedentemente e in vigore dal 15 dicembre scorso. Nel fine settimana i locali di via Farini e via Sauro chiuderanno all'una; a mezzanotte negli altri giorni, senza alcuna eccezione. La musica all'esterno dovrà terminare alle 22 e alle 23.30 all'interno dei locali. Per quanto riguarda la pulizia, i titolari devono garantire lo sgombero della zona antistante l'esercizio e la massima condizione di igiene, con rimozione di rifiuti in un raggio di 10 metri di distanza dall'ingresso del locale. Inoltre l'ordinanza in questione, vieta l'apertura di ulteriori esercizi che somministrino bevande e alimenti con servizio all'esterno.

  • PARMA SONO ANCH'IO – Alla ricerca del 'sogno parmigiano': chi sono e cosa fanno gli stranieri nella provincia ducale

    Posted: Thu, 08 Mar 2012 09:06:52 +0000

    Alla ricerca del 'sogno parmigiano': chi sono e cosa fanno gli stranieri nella provincia ducaleAlla fine del 2010 si è stimato che in Italia ci sono poco meno di 5 milioni di stranieri, quasi il 7,5% della popolazione totale. Un numero che pone il Belpaese al quarto posto in questa speciale classifica europea dietro Germania, Spagna e Gran Bretagna.

    Un numero destinato probabilmente a crescere sia per la posizione di 'frontiera' dell'Italia all'interno dell'Unione Europea e sia perchè per molti è vista come ponte d'approdo verso le nazioni che, sicuramente, promettono maggiori possibilità a chi abbandona la propria terra d'origine.

    Ci siamo abituati da decenni a guardare 'carrette' del mare trasportare migranti quasi fino all'esubero. Ci siamo anche abituati a storie, non sempre a lieto fine, di persone partite con un pugno di euro ed un 'sogno italiano' in tasca. Ci siamo anche dimenticati di avere una storia di emigranti lunga oltre un secolo, fatta di connazionali andati via senza il becco di un quattrino e ancora oggi sparsi in tutto il mondo. Qualcuno la fortuna l'ha trovata per davvero, ma di sacrifici ed ostacoli sulla propria strada ne ha trovati eccome. E ora se n'è quasi scordato. Oggi si va ancora via dall'Italia, ma non perché manca il pane, ma perché mancano le buone occasioni.

    Ma nonostante tutto ciò qualcuno non si è ancora abituato alla presenza del vicino nel proprio giardino di casa. Stereotipi, televisioni, giornali, diffidenza: convivere con chi ha un altro colore di pelle, parla lingue alle nostre orecchie incomprensibili o professa un credo diametralmente opposto a quello più diffuso lungo lo Stivale sono solo alcune delle cause alla base di certe difficoltà nel diventare a tutti gli effetti un unico popolo. Passi in avanti, certamente, ce ne sono stati negli ultimi vent'anni: vedere un Mario o un Fabiano con la pelle più scura degli altri compagni cantare l'inno di Mameli prima di un match calcistico, recarsi per la propria spesa in un negozietto col titolare che assomiglia ad Apu dei Simpson o sapere che El Sharawy è un cognome ligure non sono più cose della quali stupirsi. Non più di tanto. Non per tutti. Eppure 'integrazione, questa sconosciuta' è il dogma di molta gente. Ancora. E chissà per quanto altro tempo.

    Negli ultimi mesi si è anche cercato di andare ulteriormente avanti con processi a suo favore, come la raccolta firme in quasi tutti comuni italiani per la campagna 'L'Italia sono anch'io', promossa niente meno che dal Presidente della Repubblica Napolitano, malgrado le riserve che ci sono state e che ci sono tutt'ora.

    Ma al di là di tutti i discorsi retorici a riguardo, sarebbe un buon primo passo capire esattamente di cosa si parla, anzi, di chi si parla. Quanti stranieri vivono in Italia? E in Emilia Romagna? E a Parma? E cosa fanno?

    L'Osservatorio sul Fenomeno Migratorio della Regione è uno dei principali uffici che si occupa di trovare risposte a questo genere di quesiti. Al 31 dicembre 2010 si sono contati 544mila dalla Riviera Romagnola al piacentino, un numero in costante aumento dal 2004 e che, con ogni probabilità, continuerà a farlo. A dispetto della perdurante crisi, la nostra resta una zona ancora tra le più avanzate ed attrattive del Paese e parlare di 'Emilian Dream' non è solo usare un americanismo maccheronico.

    Nei 'piani alti' di Viale Aldo Moro si è ben consapevoli di questo, tanto che ci si impegna da anni per legiferare e regolamentare l'integrazione e la presenza civile sul territorio tra tutti quanti. In questo senso uffici, sportelli e leggi non mancano, come quella approvata a fine 2008 dalla Giunta Regionale riguardo un 'programma 2009-2011 per l'integrazione sociale dei cittadini stranieri' volta a garantire 'convivenza ed inclusione' e andare contro 'diffidenza e chiusura'.

    'La percezione che prevalgano i costi dell'integrazione rispetto ai benefici per l'economia non corrisponde alla realtà', recita una parte del testo della suddetta legge regionale, aggiungendo che nel 2007 'i contributi previdenziali Inps derivanti da stranieri' ammontano ad un miliardo di euro. Dunque, sempre dalle stanze di Bologna, si è preso atto di un aspetto non da poco e sul quale c'è da farsene una ragione: non siamo soli in Italia ed a pagare le tasse e a fare i conti con la farraginosa burocrazia 'doc' nostrana siamo tutti. Anche quelli che assomigliano ad Apu o hanno gli occhi a mandorla e gestiscono un negozietto dietro l'angolo. Tutti. E siccome il Treccani non sbaglia mai ('Tutti: l'intero numero, senza esclusione') c'è ora da capire in quanti siamo.

    A Parma, secondo le stime del Ministero degli Interni inerenti all'inizio del 2011, ci sono 26.400 residenti stranieri. Meno di Bologna (48mila), Reggio Emilia (29mila) e Modena (27mila), ma più di tutti gli altri capoluoghi di provincia in regione. Tra le altre città del parmense, da citare Fidenza, ventiquattresima in Emilia con 3mila stranieri, Salsomaggiore, ventinovesima con 2400 e Laghirano, quarantottesima con 1640 stranieri. La provincia di Parma, nel totale, ne conta oltre 55mila, con un aumento dei permessi di soggiorno concessi dal 2004 quasi del 12%.

    Sul podio tra le nazioni dalle quali si spostano maggiormente gli immigrati con destinazione la nostra bella regione ci sono Marocco, Romania e Albania; seguono Ucraina, Cina, India, Pakistan, Senegal, Ghana, Macedonia e tante altre ancora.

    Qualcuno potrebbe chiedersi anche cosa ci facciano qui Italia, dove per trovare un lavoro non basta sudare le proverbiali sette camicie. Ecco la risposta dei dati forniti da uno studio Caritas/Migrantes del 2010. I lavoratori stranieri dipendenti 311mila in tutta la Regione e di questi 27mila solo a Parma. I lavori più diffusi sono quelli nel settore industriale (25%), della ristorazione e alberghi (14%), agricoltura (10%) e in famiglie (4,8%). Com'è non è difficile da immaginare, quest'ultima percentuale riguarda principalmente le donne immigrate in Italia (provenienza Ucraina, Polonia e Moldavia).

    Inoltre ci sono anche dati che riguardano il lavoro subordinato (a Parma 868 unità provenienti da oltre il confine) e, forse quello più interessante, autonomo (3500 in città). In regione, invece, si contano ben 32mila titolari di attività proprie (37% dediti al commercio al dettaglio o all'ingrosso, 31% nel settore delle costruzioni, 9% nel manifatturiero), mentre nella provincia di Parma, delle 81mila imprese presenti sul territorio al 2009, il 7,63% è gestito da cittadini stranieri. I dati del 2010, elaborati dalla Camera di Commercio locale, dicono inoltre che più del 16% degli imprenditori comunitari proviene della Romania, mentre tra i titolari extracomunitari troviamo al primo posto i tunisini (22,19%, in lieve calo rispetto all'anno precedente) seguiti da albanesi (14,47%) e marocchini (8,23%).

    Ma il mondo degli stranieri a Parma non è privo di incognite, ovviamente. Uno dei grandi problemi che attanaglia tutti, senza distinzione di nulla, è quello della casa. Secondo il Report provinciale sull'immigrazione del 2010, negli edifici di edilizia residenziale pubblica della provincia di Parma vivono 3.073 persone straniere su una popolazione totale residente negli alloggi pubblici di 11.978 unità.

    Infine, c'è da annotare ancora un altro dato, cioè quello delle espulsioni. Negli ultimi tempi ci sono stati diversi fatti di cronaca con protagonisti, in negativo, cittadini stranieri. Senza facili demonizzazioni, il numero riguardante i provvedimenti di espulsione che nel 2009 sono state 243 in tutto il territorio provinciale: la dimostrazione che solo una piccolissima parte degli luoghi comuni riguardante il vicino nel proprio giardino di casa sono sempre corrispondenti al vero.

     

  • Emergenza droga: due 40enni in overdose nei bagni pubblici di fianco al Regio

    Posted: Wed, 07 Mar 2012 18:50:06 +0000

    Emergenza droga: due 40enni in overdose nei bagni pubblici in parte al Regio Nel pomeriggio attimi di paura in pieno centro a Parma: una coppia di 40enni è stata trovata priva di sensi nei bagni pubblici di Piazzale Barezzi, accanto al Teatro Regio.

    I due tossicodipendenti in overdose erano privi di conoscenza e sembravano morti, ma invece per fortuna l'arrivo immediato di due ambulanze e dell'auto medica hanno evitato il peggio.

    Portati d'urgenza all'Ospedale Maggiore sono stati salvati e non sono più in pericolo di vita, anche se le condizioni della donna sembravano davvero gravi. Torna d'attualità l'emergenza droga e il problema del degrado in genere nella zona della Pilotta.

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    PARMADAILY
     
     

    07/03/2012
    h.17.00

    Armonizzare i tempi di vita e di lavoro? Si può. Si deve. E l'obiettivo deve coinvolgere tutti, lavoratori, aziende, amministrazioni pubbliche, in una sinergia virtuosa che sappia porsi il traguardo di un equilibrio possibile nel segno della qualità: qualità della vita, qualità del lavoro. A questo punta la legge 53 del 2000, che mira proprio a favorire la conciliazione anche attraverso finanziamenti da destinare ad aziende impegnate a innovare i propri modelli organizzativi.
    Per il 2011 nel Parmense i finanziamenti sono arrivati a tre aziende e ai loro progetti di conciliazione: Dallara Automobili di Varano Melegari con il progetto "Gruppo Dallara. Conciliazione e responsabilità sociale" (€133.233,59); Raffaele Caruso S.p.A. di Soragna con il progetto "La famiglia e il lavoro" (€ 291.638,88); Spencer Italia di Collecchio con il progetto "Conciliazione lavoro famiglia possibile con l'affiancamento formativo, il telelavoro e il partime" (€ 12.028,24).
    Dallara e Caruso sono state seguite nella progettazione dall'ente di formazione Cisita, che per la formazione e la sensibilizzazione delle aziende sul tema della conciliazione ha ottenuto un finanziamento della Provincia di Parma di 42mila euro nell'ambito del piano formativo 2010: in particolare, il progetto di Cisita intendeva aiutare le aziende a ripensare la propria organizzazione aziendale, a liberare tempo per le relazioni di cura, a favorire il benessere organizzativo e a lavorare per una distribuzione equa delle responsabilità e dei carichi familiari per le lavoratrici e i lavoratori.
    "È un risultato importante, innanzitutto perché ottenuto avendo messo al centro la vita delle persone nei processi di organizzazione aziendale. Conciliare vuol dire trasformare in positivo la vita delle persone, e questo incide direttamente sulla famiglia e ha riflessi sulla qualità del lavoro e sullo stesso benessere aziendale", ha detto nella presentazione di oggi in piazza della Pace l'assessore provinciale alle Pari opportunità Marcella Saccani, auspicando che "a Parma questi modelli possano diventare apripista".
    "Sono tre progetti importanti non solo per le donne, ma che danno un vantaggio concreto a tutta la comunità – ha osservato l'assessore provinciale alle Politiche attive del lavoro Manuela Amoretti -. Danno vantaggi ai lavoratori, perché li facilitano nel tenere insieme diversi ambiti della loro vita, e danno vantaggi alle aziende, perché è dimostrato che così la produttività cresce. È provato che dove le donne lavorano in tante c'è più ricchezza, più crescita e più sviluppo, e la Banca d'Italia ha recentemente affermato che se in tutto il paese le donne lavorassero per il 60% il Pil sarebbe maggiore di 7 punti. È dunque una scelta di sviluppo, e questi tre progetti vanno in questa direzione".
    Due delle tre aziende finanziate hanno compiuto il loro percorso insieme al Cisita. "Lavoriamo da anni su questi temi, ai quali siamo sempre molto sensibili, con diverse aziende. Con la Provincia abbiamo ritenuto che fosse opportuno sensibilizzare sull'argomento e l'abbiamo fatto, con un percorso ad hoc che ha dato risultati significativi", ha osservato al direttrice Elisabetta Zini. "Naturalmente non ci fermiamo qui, stiamo continuando anche con altre aziende".
    Anche per la consigliera provinciale di parità Cecilia Cortesi Venturini (con lei anche la consigliera supplente Aldina Bocchi) "si tratta di un grande risultato. Un grande risultato per le donne, per le aziende, per tutto il territorio. È la prima volta che abbiamo ottenuto un risultato di questa entità: che siano arrivati oltre 436mila euro non è cosa di tutti i giorni", ha osservato, citando poi alcune statistiche: "I dati della Direzione regionale del lavoro ci dicono che la maggior parte delle donne lascia il posto di lavoro perché mancano i posti a nido o perché il nido è troppo costoso o perché manca una rete di supporto: un terzo della popolazione femminile esce dal mondo del lavoro entro il primo anno di maternità. Ecco il valore di queste iniziative. Ora è importante andare avanti, e avere sempre più donne anche in posti apicali: sfondare il tetto di cristallo per costruire una nuova mentalità".

    I TRE PROGETTI FINANZIATI
    Il progetto di Dallara Automobili s'incentra su due azioni fondamentali: un servizio gestito in convenzione esterna con una struttura qualificata per la realizzazione di centri estivi per i figli di 14 dipendenti con particolari esigenze conciliative, soprattutto nei mesi estivi e di chiusura prolungata dei servizi scolastici; un servizio gestito in convenzione esterna con una struttura qualificata per la gestione flessibile dell'orario della scuola materna locale (apertura anticipata / chiusura posticipata) per i figli di 23 dipendenti con particolari esigenze conciliative. "Quello della conciliazione è un tema molto caro all'azienda e sul quale abbiamo lavorato già negli anni scorsi, concedendo il part time a tutte le donne che ce lo hanno richiesto e introducendo la flessibilità oraria, di cui oggi godono 110 dipendenti su 180. Noi abbiamo sempre spinto sulle "quote rosa": nel 2007 eravamo 110 dipendenti con 6 donne, oggi siamo 180 con 22 donne, di cui 3 in posizione di vertice", ha affermato Filippo Di Gregorio, responsabile delle risorse umane della Dallara, che del progetto con cui l'azienda ha concorso al bando della legge 53 ha detto: "Abbiamo deciso di concentrarci sul baby caring: sulla possibilità di portare i figli un'ora prima dell'apertura di asili e scuole e di andarli a prendere due ore dopo la chiusura – ha spiegato - e sui centri estivi".
    Il progetto di Raffaele Caruso Spa mira a tre particolari misure di conciliazione: un piano operativo per la riduzione flessibile dell'orario (part time) per 20 dipendenti donne in rientro dal periodo di maternità e con particolari esigenze conciliative; l'assunzione di 10 persone con contratto full-time per la sostituzione temporanea delle 20 lavoratrici cui è stato concesso il part-time; la realizzazione di un servizio di navetta a totale carico dell'azienda per 80 dipendenti che hanno manifestato particolari esigenze conciliative. "Come azienda siamo sempre stati molto attenti alle necessità delle dipendenti. Abbiamo circa 40 maternità l'anno – ha osservato il responsabile delle risorse umane Paolo Fantoma -. In particolare ci siamo concentrati sul part time e sugli spostamenti: spostamenti dalla sede che abbiamo chiuso alla sede di Soragna, con un pullman messo a disposizione dall'azienda senza aggravi economici e di orari per le dipendenti".
    Il progetto della Spencer Italia (già in corso) si sostanzia nella proposta alle dipendenti che nel primo semestre 2011 si trovavano in congedo per maternità di attivare forme di flessibilità per esigenze conciliative (part time, telelavoro), o di essere affiancate al proprio rientro, per un più rapido recupero della propria professionalità: ad oggi due lavoratrici hanno scelto l'affiancamento al rientro in azienda, una sfrutta l'opportunità del telelavoro e un'altra usufruisce della possibilità del part time annuale. "Crediamo molto nel telelavoro, perché può consentire di conciliare i tempi di lavoro con quelli della famiglia e può dare possibilità di crescita al dipendente", ha detto la responsabile delle risorse umane Vittoria Belli, sottolineando l'importanza "della formazione e dell'accompagnamento per le donne che rientrano in azienda dopo la maternità".

    LA LEGGE 53 E I FINANZIAMENTI ALLE AZIENDE
    La legge 53 del 2000, "Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città", vuole promuovere l'equilibrio tra tempi di lavoro, di cura, di formazione e di relazione, attraverso diversi strumenti e modalità fra cui la destinazione di finanziamenti per innovare i modelli organizzativi aziendali a sostegno della conciliazione.
    Sono dunque previsti incentivi per le aziende che vogliono intraprendere un percorso di riorganizzazione che tenga conto dei bisogni di lavoratrici e lavoratori.
    Per facilitare il rientro al lavoro dopo il congedo di maternità, conciliare vita privata e lavoro grazie alla flessibilità oraria e al part-time oppure attraverso l'attivazione del telelavoro o di una banca delle ore, la legge 53 offre alle imprese la possibilità di presentare richieste di finanziamento per progetti ad hoc.
    La gestione dei fondi destinati a finanziare i progetti ex art. 9 della legge 53/00 è in capo al Dipartimento per le Politiche della Famiglia.

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